• FISTOLA E CISTI SACROCOCCIGEA

    Si tratta di uno o più ascessi, acuti o cronici, con drenaggio di pus e sangue nella zona sacrococcigea.

    INDICE: 

    1. COS'E' LA FISTOLA SACROCOCCIGEA

    2. TRATTAMENTO DELLA FISTOLA SACROCOCCIGEA

    3. TECNICHE CHIRURGICHE

        3.1. TECNICA MINIINVASIVA EPSIT

        3.2. TECNICA APERTA

        3.3. TECNICA CHIUSA 

    4. INFORMAZIONI GENERALI DOPO L’INTERVENTO PER CISTI O FISTOLA SACROCOCCIGE

     

    1. COS'E' LA FISTOLA SACROCOCCIGEA

    Viene definito anche CISTI o FISTOLA PILONIDALE ed anche SINUS PILONIDALIS.
    Si tratta di uno o più ascessi, acuti o cronici, con drenaggio di pus e sangue nella zona sacrococcigea.
    Si manifesta anche con dolore, gonfiore, arrossamento cutaneo, febbre. E' più frequente nei maschi (3:1 M:F) prevalentemente tra i 15 ed i 40 anni.
    Mentre in passato si riteneva che fosse una malattia congenita, attualmente si ritiene che all'origine ci sia un'infezione dei follicoli piliferi di quella zona.
    La formazione di un ascesso sarebbe seguito da una spinta della cute circostante nella cavità ascessuale a causa della frizione generata durante il movimento dei muscoli glutei nella deambulazione.
    Se non trattato può evolvere in molteplici fistole, cioè aperture all'esterno, con vari ascessi. Sono stati descritte sebbene molto raramente, degenerazioni maligne di ascessi sacrococcigei recidivanti non trattati.

    2. TRATTAMENTO DELLA FISTOLA SACROCOCCIGEA

    Gli ascessi sacrococcigei possono essere drenati in anestesia locale.
    La fuoriuscita del pus e dei peli situati all'interno della cisti può essere la cura definitiva nel 60 % dei casi.
    Se entro tre mesi continua il drenaggio di materiale dalla cisti, è necessario un trattamento definitivo.
    La depilazione settimanale della zona, seguita da una accurata igiene locale riduce il rischio di recidiva del 90 %.

    3. TECNICHE CHIRURGICHE  

    L'intervento, nella maggiorparte dei casi, è effettuato in regime di Day Hospital cioè senza passare la notte in Ospedale e può essere effettuato in diversi modi escindendo chirurgicamente la zona infiammata. Negli ultimi anni sta crescendo l'interesse per una metodica MINIINVASIVA chiamata EPSIT ( Endoscopic Pilonidalis SInus Treatment) che attualmente consiglio in molti casi.

        3.1 TECNICA MINIINVASIVA - EPSIT ( Endoscopic Pilonidalis Sinus Treatment)

    Si tratta di una tecnica rivoluzionaria, miniinvasiva Videoassistita, ideata da un eccellente chirurgo Italiano il dott Meinero.

    La ricerca di un metodo meno cruento deriva dal fatto che tutte le altre tecniche creano comunque un decorso postoperatorio spesso lungo, doloroso e con cicatrici antiestetiche che, specialmente nelle donne creano non poco imbarazzo.

    In parole semplici, si tratta di creare o di allargare il foro naturale della fistola fino a circa 5 mm e penetrare nel "tunnel" della fistola o nella cavità della cisti con un particolare strumento (FISTULOSCOPIO) che contiene una telecamera miniaturizzata, cioè piccolissima, un canale di lavaggio ed un canale operatore dove si può introdurre un elettrocoagulatore, o una pinza.  lE 

    Le immagini vengono visualizzate ed ingrandite su uno schermo. 

    Penetrando all'interno della fistola si visualizza la zona infetta, gli ammassi di peli, tipici di questa malattia, e le varie diramazioni del sinus. 

    Quindi si asporta il contenuto della cisti e della fistola, e con l'apposito elettrocoagulatore si cauterizza, cioè si bruciano le pareti. 

    Il risultato estetico e' eccezionale. Le recidive sovrapponibili a quelle con gli altri metodi. raramente è presente dolore postoperatorio trattato con antidolorifici per un paio di giorni.

    La ripresa dell'attività lavorativa o scolastica sarà di pochi giorni. 

        3.2TECNICA APERTA  

    Escissione della cisti e zaffaggio della cavità con garze seguito da medicazioni bisettimanali fino alla completa chiusura del difetto in uno-due mesi. La eseguo sempre più raramente e solo nei casi di malattie recidivanti con gravi infezioni locali 

       3.3 TECNICA CHIUSA

    Escissione della cisti e chiusura con una plastica dei tessuti che riducano la tensione.
    Spesso è necessario un tubo di drenaggio per alcuni giorni e può essere eseguito in anestesia locale (delle iniezioni di anestetico sulla zona). L'intervento inizia con una inoculazione di un colorante nell'apertura esterna della fistola, quindi si asporta tutto il tessuto patologico rimanendo nella zona non sporcata dal colorante.
    Dopo aver coagulato i piccoli vasetti sanguinanti nella ferita, si chiude la ferita con numerosi strati di punti.
    Se il tessuto asportato è troppo ampio, si deve preparare una zona di cute e sottocute vicino e realizzare un cosidetto flap di rotazione, che permetta di chiudere il difetto senza rischi di una eccessiva tensione dei tessuti.
    Il decorso post-operatorio prevede un riposo forzato ed una difficoltà a sedersi per circa quindici giorni.

     

     

    4.  Informazioni generali per il paziente dopo l’intervento  per Fistola SACROCCIGEA   con tecnica  miniinvasiva E.P.S.I.T.

    Dopo l’intervento la zona rimane indolore grazie ad una terapia antidolorifica a dosi ed orari fissi che si continuerà a domicilio e che permette una vita regolare. La caratteristica di questa tecnica chirurgica è quella di lasciare uno o più piccoli fori di circa 5mm e di poter eseguire le medicazioni a domicilio. Le medicazioni sono semplicissime, basterà disinfettare con Betadine soluzione, poi con una siringa da 10 cc riempita con SOLUZIONE FISIOLOGICA insieme ad una goccia di MERCURIO CROMO, iniettare (senza ago) nel o nei fori una o due volte al giorno.   A livello della ferita basta una garza di protezione o un pannolino tipo salvaslip. Non sono medicazioni dolorose, le garze saranno distaccate delicatamente dopo averle bagnate. Il lavoro può essere ripreso tra la 5° e la 10° giornata dopo l’intervento.

    Nel periodo postoperatorio il paziente potra’ svolgere una vita regolare evitando lunghi viaggi in macchina per sette giorni, la bicicletta e la motocicletta per 2 settimane..

    Dopo l’intervento il paziente potrà osservare una delle seguenti situazioni:

    •  Perdite di sangue rosse o rosa poi giallastre, di lieve entità, anche maleodoranti, che perdurano fintanto che non sia completamente cicatrizzata la ferita ( 1 - 3  mesi).Sono consigliabili frequenti lavaggi con acqua. E’utile l’uso di assorbenti.
    •    Irritazione della cute intorno all’ano che appare arrossata e che causa prurito e bruciore. Si manifesta in persone con pelli sensibili ed è  causato dalle perdite o dall’uso di garze ed assorbenti o dalle pomate locali . Si tratta con lavaggi con BICARBONATO di SODIO e creme protettive ( Es: TROFO 5).
    • Febbre fino a 38°C senza tremori o brividi: è la normale reazione dell’organismo allo stress operatorio, e scompare in circa 7 giorni  (eventualmente: TACHIPIRINA 500 mg - 1 Cp ). 

    Per ogni ulteriore informazione o in caso di necessità restiamo a disposizione presso i nostri recapiti, fermo restando che  nei primi tre giorni dall'intervento dovrà necessariamente inviare un sms  o tra le 19.00 e le 20.00 ad uno dei chirurghi della sua equipe operatoria per riferire sul suo stato (eventualmente lasci un messaggio in segreteria telefonica).

     

    5. INFORMAZIONI POSTOPERATORIE  DOPO L’INTERVENTO PER CISTI O FISTOLA SACROCOCCIGEA CON TECNICA CHIUSA  del Dott Carlo Farina

    Dopo l’intervento la zona operata rimane indolore grazie all'anestetico locale il cui effetto può durare fino a 8 ore ed alla terapia antidolorifica a dosi ed orari fissi che si continuerà a domicilio.
    Nel suo caso è stato eseguito un intervento con tecnica “chiusa”, cioè con la chiusura della ferita con vari strati di punti che le verranno asportati in due riprese dopo 10 e 15 giorni circa.
    E' possibile che le sia stato posizionato un piccolo tubo di drenaggio in aspirazione “a soffietto” che dovrà portare a casa e che verrà asportato dopo 3-4 giorni dal chirurgo durante la prima medicazione.
    In quell’occasione le verrà sostituito anche il cerotto adesivo con uno più leggero. I cerotti sono sistemati in maniera tale da permettere la defecazione ed il lavaggio senza problemi.

    Questa tecnica permette una più rapida convalescenza al contrario di quella “aperta” che necessita di un lungo periodo di medicazioni.
    Quando però la fistola è infetta la ferita chirurgica si può infettare ed aprirsi nel 20% dei casi.
    In questo caso la convalescenza sarà identica a quella della tecnica aperta.
    Si raccomanda di evitare di sedersi su superfici dure finché non le verranno asportati tutti i punti di sutura mentre può tranquillamente camminare, dormire supino (a pancia in su) e sedersi con movimenti delicati su poltrone e sedie imbottite.
    Il lavoro può essere ripreso dopo la 15° giornata dall' intervento mentre eviterà lunghi viaggi in macchina per 15 giorni, la bicicletta e la motocicletta per 3 settimane.

    Dopo l’intervento il paziente potrà osservare una delle seguenti situazioni:

    - Emissione di odore sgradevole dalla medicazione. Le garze intrise di disinfettante, sono in vicinanza dell’ano, in una zona spesso umida. Non è un segnale di infezione della ferita.

    - Dolore, bruciore a livello della ferita, specialmente durante i movimenti e se non si segue la terapia analgesica ad orario.

    - Irritazione della cute intorno alla ferita che appare arrossata e che causa prurito e bruciore. Si manifesta in persone con pelli sensibili ed è causato dalle garze e dai cerotti. Si tratta con creme protettive ( Es: TROFO 5crema e polvere).

    - Febbre, nei primissimi giorni dopo l’intervento. E’ una fisiologica reazione dell’organismo allo stress operatorio. Si verifica nel 30 % dei pazienti e si tratta con: TACHIPIRINA 500 mg: 1 Cp.

    Tali situazioni sono normali e previste e non devono destare alcuna preoccupazione altrimenti il paziente dovrà avvisare prontamente l’équipe chirurgica, fermo restando che nei primi tre giorni dall'intervento dovrà necessariamente telefonare tra le 19.00 e le 20.00 ad uno dei chirurghi della sua equipe operatoria per riferire sul suo stato e per leggere al chirurgo la quantità di liquido presente nel drenaggio (eventualmente lasci un messaggio in segreteria telefonica).



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